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THE WINERS / BLOG
COLPO DI SCENA: il calice di vino che stupisce





  

Quando abbandoni i preconcetti, apri gli orizzonti e ti lasci guidare...
Oggi parliamo del vitigno Dolcetto, autoctono, in Piemonte fin dal Medioevo ma diffusosi più ampiamente nella seconda metà dell’Ottocento.


Il frutto è consumato anche come uva da tavola, dal gusto dolcissimo, (ecco l'origine del nome), ma, al contrario di quanto si possa pensare, il vino ottenuto è secco.

Nelle Langhe, luogo di origine, anche a parere di alcuni Grandi produttori, è considerato il vino quotidiano, quello giusto da bere in ogni momento della giornata, temperatura intorno ai 16° C. Oltrepassare i confini Regionali? DIFFICILE… infatti, in genere tutti storcono il naso quando ne sentono parlare, causa principale la convinzione dell’inesperto, che lo considera un vino dolce.

Certo, devo ammetterlo, noi siamo i primi che quando mangiamo fuori di casa, non ordinano MAI un vino dolcetto, indipendentemente da quale sia il produttore. Evidentemente c’è proprio un’avversione verso questo poveretto che non ha fatto male a nessuno e che anzi, pare che fino alla prima metà del ‘900 l’uva Dolcetto sia stata oggetto di una dieta chiamata “cura dell’uva”, proprio per le sue proprietà naturali, uva ricca di ferro, manganese e potassio.
Come si dice? "c'è sempre una prima volta", e capita di imbattersi in prodotti che mai sceglieremmo autonomamente e che ci propinano, chissà poi perché! A volte ci lasciamo condizionare da chi a priori dice “no” a qualcosa...

Era il 25 ottobre 2009, era il Wine Show, Lingotto Fiere Torino. Non posso descrivervi quel weekend trascorso da me e Davide in questo paradiso fatto di produttori, vini, degustazioni, seminari… qui, usando i termini di mio marito, il mio “colpo di fulmine” verso questo mondo fatto di bottiglie, calici e assaggini, per lo più grissini. Abbiamo degustato vini su vini per due giorni, la domenica mattina alle 10.00 eravamo a un “corso di avvicinamento al vino” organizzato dalla Fisar…A fine giornata, quando eravamo in procinto di andare via, abbiamo deciso di mangiare un boccone vero e di bere qualcosa in mescita. Tanto l’imbarazzo della scelta, ci siamo lasciati guidare dal sommelier al bancone, che ci ha proposto un Dolcetto Superiore, purtroppo non ricordo di che annata, di un produttore di nome Claudio Alario. All’assaggio ci siamo guardati in viso increduli e abbiamo detto la stessa cosa: “ma questo è un Dolcetto???”

Piccolo produttore, 50.000 bottiglie circa l’anno, ma è proprio in questi piccoli grandi produttori Piemontesi che si può scoprire la vera essenza del dolcetto. Siamo tornati poco tempo dopo a visitare la sua cantina: disponibilissimi, piacevoli, abbiamo degustato i loro vini e siamo andati via ovviamente senza farci mancare qualche bottiglia. A me personalmente è rimasto nel cuore perché ho i ricordi dei primi passi fatti insieme, e recentemente ho tanto desiderato aggiungere i suoi vini nella nostra modesta enoteca, vini che ovviamente non sono solo Dolcetto, anzi, c’è molto altro da scoprire, e prometto che ve ne parlerò prossimamente...

Tornando a noi, per farvi un’idea della tavola ideale: antipasti come il vitello tonnato o la carne tritata cruda, formaggi, come tortini di verdure con formaggio fuso, primi tipici Piemontesi e, volendo osare, secondi a base di carne, anche rossa, tutti, accompagnati da un Dolcetto Superiore di Diano D'Alba DOCG "Pradurent".
Con gli antipasti e i primi da abbinare anche il Dolcetto di Diano D’Alba DOCG “Costa Fiore”...


Noi stiamo organizzando un super pranzo con amici,
di quelli dove si mangia, si beve bene e si ride e scherza in compagnia...
Voi? Che cosa aspettate?
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