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Vino: quante tipologie conosci?





  

Dire "vino" è semplice, ma è sempre un territorio piuttosto minato in cui imbattersi. Siamo sicuri che una semplice parola non raccolga diversi concetti, ognuno piuttosto diverso dall'altro? 
Quando descriviamo i nostri prodotti normalmente indichiamo nella scheda, oltre al Produttore ed il nome del vino, la tipologia del vitigno, la gradazione, la Regione d'origine, il tipo di vinificazione. Ma sulla base di cosa si stabiliscono questi dati? Qualunque vino è prodotto e descritto in una maniera così meticolosa?           


La risposta, come immaginerete, è no, altrimenti non ne staremmo parlando. 
Infatti, in base alla destinazione connessa alle caratteristiche qualitative i vini possono suddividersi in:
  • vini da taglio, quei vini ottenuti spesso in regioni calde, molto colorati e molto zuccherini ed alcolici, spesso disarmonici. Questi vengono usati per "tagliare" e correggere altri vini, magari poco alcolici, poco acidi o poco colorati. Vengono mescolati a vini più pregiati ma di minor robustezza o per effettuare lavorazioni particolari;
  • vini da tavola, sono vini comuni, prodotti con uve bianche o rosse provenienti da vitigni diversi e sottoposti a controlli meno severi di quelli che regolano i “vini di qualità”. Secondo la legislazione italiana devono avere un titolo alcolometrico compreso da minimo 9 gradi e massimo 15. Per questi vini non sono previste particolari caratteristiche organolettiche, per cui comprendono vini comuni o fini e a volte anche di elevata qualità. Possono essere fermi o frizzanti;
  • vini novelli, imbottigliati entro il 31 dicembre dell'annata di produzione e possono essere immessi al consumo dal 6 novembre della stessa annata;
  • vini speciali, vini di pregio, risultato di particolari metodologie di produzione. In questa categoria si trovano:
    • vini spumanti, la cui caratteristica fondamentale che li distingue è la presenza di spuma, provocata dal rapido svolgersi dell'anidride carbonica contenuta. Si distinguono in vini spumanti naturali e vini spumanti gassificati, ovvero addizionati di anidride carbonica (sempre dichiarata in etichetta). Gli spumanti naturali sono ottenuti con due metodi ben distinti: Metodo Champenoise (Metodo Classico) dove la fermentazione avviene nelle bottiglie, e Metodo Charmat (Metodo Martinotti), dove la fermentazione avviene nell'autoclave;
    • vini aromatizzati, di gradazione alcolica compresa tra 16 e 21 gradi, sono ottenuti da un vino bianco base con l'aggiunta di alcol, zucchero e sostanze aromatizzanti (un esempio è il vermouth);
    • vini liquorosi (o fortificati), prodotti da un vino base con aggiunta di mistella, alcol etilico, acquavite di vino o mosto concentrato. 
      La mistella è una combinazione infermentescibile di mosto, acquavite e zucchero con titolo alcolometrico dai 16 ai 22°. I prodotti più famosi sono il Porto e il Marsala, prodotti con vino e alcol/mosto ed il Madeira e lo Sherry prodotti con mosto e alcol.
Al contrario di quanto spesso si dice, il vino passito non è un vino speciale, in quanto non viene sottoposto ad alcuna lavorazione particolare, ma deriva dall'appassimento delle uve, che può essere naturale (si sottopone l'uva a sovramaturazione con i grappoli ancora sulla vite) o artificiale (si vendemmia anticipatamente e si pongono i grappoli ad appassire al sole);
  • vini a denominazione d'origine, vini prodotti in zone viticole particolarmente vocate e presentano caratteristiche qualitative di pregio connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani, prodotti secondo specifici disciplinari. Senza andare troppo nei tecnicismi, ai quali dedicheremo un articolo apposito del blog prossimamente,  in questa categoria si collocano i vini D.O.C. e i vini D.O.C.G. 
    • D.O.C. (dal 2010 ricompresa nella categoria comunitaria DOP), è l'acronimo di Denominazione d'Origine Controllata, e sono vini la cui zona di origine della raccolta delle uve per la produzione del vino è delimitata, come prevedono i disciplinari di produzione. A loro volta possono avere indicazioni aggiuntive come "classico", "riserva" o "superiore", di cui parleremo prossimamente. 
    • D.O.C.G. (dal 2010 ricompresa nella categoria comunitaria DOP), è l'acronimo di Denominazione d'Origine Controllata e Garantita, e si attribuisce a quei vini aventi già la D.O.C.. Rispettano uno specifico disciplinare di produzione ancora più restrittivo e devono possedere un particolare pregio e rinomanza nazionale. Tali vini, prima di essere venduti devono superare analisi chimico-fisiche e un esame organolettico indicati nello stesso disciplinare.
    • I.G.T., dal 2010 ricompresa nella categoria comunitaria IGP. Si tratta di vini la cui produzione avviene nella rispettiva indicazione geografica, le uve da cui è ottenuto provengono per almeno l'85% esclusivamente da tale zona geografica, con indicate le caratteristiche organolettiche. I requisiti sono meno restrittivi di quelli richiesti per i vini D.O.C.. 
      La menzione IGT può essere sostituita dalla menzione Vin de pays per i vini prodotti in Valle d'Aosta, e dalla menzione Landwein per i vini prodotti nella provincia autonoma di Bolzano.
Arrivati a questo punto e fatto questo elenco, ci accorgiamo che questo mondo è immenso, fatto di concetti, precisione e studio. Studio che non è mai abbastanza.  
 
E dopo aver studiato, bisogna assaggiare, assaggiare e provare, e riprovare. Noi lo facciamo da anni e cerchiamo di condividere un po' di cultura del vino senza voler insegnare nulla, nella consapevolezza che il nostro è uno dei paesi più vocati per per produzione di vini pregiati al mondo. 
 
Stay tuned ...  
 
 
 
 
 
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